Stiamo incredibilmente sottovalutando il pericolo Lega.
Ho visto la puntata di Annozero di ieri sera e sebbene abbia un bel po' di pelo sullo stomaco, il servizio su Trezzano, paese in provincia di Bresciano a giunta leghista mi ha disgustato. Proibito parlare l'arabo, moschea chiusa, divieto di istituire un qualsivoglia centro di cultura islamico. Non amo le religioni, nessuna, ma le motivazioni per le quali i bravi cittadini di Trezzano si oppongono a dare diritti ai musulmani che sgobbano nelle loro fabbriche, mi ripugnano. Quella gente fa schifo senza mezzi termini e chi la fomenta è un irresponsabile e un dannato bastardo. Se la storia fosse un cammino lineare che conduce verso il progresso e la piena consapevolezza dell'essere umano come specie e non come carne da macello, potremmo dire che quella gentaglia è fuori dalla storia, ma non è così. La storia si ripete. Non sarà la Germania degli anni venti, ma ci somiglia molto. I volkish padani parlano lo stesso linguaggio dei loro progenitori tedeschi, gli stessi che sono confluiti poi nel nazismo. Terra e sangue, morte all'invasore e a chiunque osi contaminare la purezza del suolo e della razza.
Zaia o chi per lui sta diventare governatore del Veneto. Se fanno certe cose in un paese piccolo come Trezzano, cosa faranno quando avranno in mano un'intera regione? Una regione che assumerà sempre di più i connotati artificiali di una piccola patria, con identità di cartapesta forgiate da una mitologia per dementi.
Eppure bisogna rimanere lucidi, questa gente schifosa ed arrogante, che vorrebbe che gli immigrati avessero solo doveri e non diritti, va combattuta con la ragione. Questo è un blog, un diario personale dove trovano posto gli sfoghi e i mal di pancia per una realtà intollerabile, ma la politica deve essere altro.
Dobbiamo chiederci da cosa derivi tanta violenza e tanta stupidità. Io credo che derivi per un verso da una reazione istintiva ad una paura profonda, quale quella di veder mutare un paesaggio familiare che è indissolubilmente legato alla propria identità, e per altro verso da una ragione forse più importante, più meno cosciente, più o meno incoffessabile: che i propri privilegi e i propri interessi siano meglio tutelati da una struttura sociale di tipo schiavistico. A mio parere questa è una ragione che accomuna ricchi e poveri, poiché tutti vogliono sentirsi superiori rispetto al negro invasore. È una sindrome tipica dei paesi ad alta emigrazione e scarsa coesione sociale. Se non voglio sentirmi l'ultimo di una società divisa in classi e caste devo prendermela con qualcun altro sotto di me e devo fargli assaggiare il mio tallone. Niente è più intollerabile dell'essere ultimi in casa propria.
Ci sono molte persone in Veneto e in Lombardia che vivono una realtà dissociata. Da una parte fanno volontariato, sono caritatevoli e solidali con il vicino che soffre, ospitano bambini poveri e disagiati di zone del mondo infelici, e dall'altra votano Lega o PDL perché credono di difendere così il loro benessere. Questo è un grosso guaio perché questa dissociazione è difficile da guarire e spesso si mescola con l'ipocrisia, malattia cronica e incurabile della piccola borghesia, ma dobbiamo comunque fare lo sforzo di tentare di parlare con questa gente e fargli capire che non conviene nemmeno a loro vivere in un'Italia spezzettata e dilaniata dai conflitti etnici.
Solo personaggi autorevoli provenienti della società civile però, non compromessi con il potere politico, possono fare questo tentativo. È per questo motivo che è indispensabile che la società civile e l'intellettualità migliore di questo paese venga allo scoperto e crei ampie aggregazioni in grado di fronteggiare l'emergenza. Sono ripetitivo, ma non vedo altre soluzioni, se non quella del solito discorso del ritorno dei partiti di sinistra sul territorio, del legame con la loro base sociale e di una rappresentanza che sappia interpretare i bisogni della gente. Discorsi in apparenza anche ragionevoli, ma che non tengono conto dell'emergenza che stiamo vivendo. L'emergenza richiede cure drastiche e immediate, che riescano a guadagnarsi il maggiore risalto possibile.
Non c'è tempo per la filosofia delle moltitudini o per le “cure del ferro”, bisogna agire in fretta e bene.
sabato 19 dicembre 2009
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