martedì 10 febbraio 2009

Ciao Eluana,dopo 17 anni finisce il calvario


È la sera del 9 febbraio, poco dopo le 20. In Italia tutti parlano di lei. Al Senato si discute di un disegno di legge che vieti la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione a chi, come lei, è in stato vegetetativo. Il giorno dopo sono in programma manifestazioni nelle piazze: la gente vuole esprimere vicinanza a Beppino Englaro, alla sua battaglia. Difendere la Costituzione e i principi democratici che la determinano. Scontri, polemiche, dibattiti: tutto in suo nome. E mentre il mondo si agita, lei da questo mondo se ne va. Eluana Englaro alle 20 e 10 muore.

Dopo 17 anni di immobilità, dopo le cure ricevute a Lecco nella casa di cura Beato Luigi Talamoni, dove è stata ricoverata 15 anni fino al 3 febbraio, dopo quattro giorni di riduzione graduale dell'alimentazione e idratazione nella clinica Udine "La Quiete", e prima di quanto anche i medici immaginassero, Eluana si spegne.
«Sì, ci ha lasciati. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo»: sono le poche parole, tra le lacrime, di Beppino Englaro. Solo, come è stato lasciato a lungo nella sua battaglia a difesa della volontà di sua figlia. È stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare ad avvisare il padre di Eluana, mentre anche la presidente della clinica, Ines Domenicali, confermava il decesso.

«È morta all'improvviso - spiega il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ha seguito Eluana - ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, per subentrate complicazioni respiratorie, ha cominciato a respirare male, in maniera sconnessa fino all'arresto respiratorio, sulla cui natura dirà una parola certa l'autopsia che era già programmata. Eluana è stata sempre senza coscienza, senza quelle strutture cerebrali che, in persone sane, fanno provare sensazioni di gioia, felicità, come anche di dolore e sofferenza».

Ma dopo le considerazioni cliniche, il neurologo si lascia andare a una riflessione: «Questa è la dimostrazione che la natura è sempre più forte e più imprevedibile di noi. La mia prima reazione è stata di sorpresa - racconta - nessuno di noi ci aspettava una fine così repentina, dovono essere intervenuto delle complicazioni che ancora non conosciamo. Ma la natura ci pone sempre delle sfide di fronte alla nostra capacità di caprirla o di prevedere il futuro».

E prova a esprimere i suoi sentimenti: «Non riesco nemmeno ad analizzarli - dice il medico - naturalmente non posso dire di essere contento, perché alla fine si tratta di una tragedia che si è compiuta. L'unico senso di sollievo che provo è al pensiero di quello che i genitori di Eluana avrebbero dovuto passare se, come sembrava, sarebbe stato approvato il provvedimento in discussione in Parlamento».

A chi gli ricorda che si è parlato molto di 'tutela della vita', Defanti risponde: «Quando mi agitano di fronte quelle due parole quasi a dirmi che io non tutelo la vita mi vengono i brividi. Io non sono un alfiere di morte, Beppino Englaro non tifa per la morte. Chi ha amato Eluana più di ogni altro sta solo rispettando le leggi e le sentenze. C'è troppa disinformazione sulle realtà cliniche e mediche come quella di Eluana. E c'è chi ha colto l'occasione per distorcere la realtà. Sento parlare di sofferenza non calcolata, di una donna sofferente e spenta da 17 anni che potrebbe avere figli, sono troppe le idiozie di questo tipo».

A Paluzza in Friuli, il paese natale della famiglia Englaro, la settimana scorsa Beppino Englaro aveva telefonato al parroco, aveva voluto prendere accordi sul funerale della figlia, non nascondendo il suo rammarico per talune posizioni della Chiesa e su quanto stava accandendo intorno a lui e alla sua famiglia. Le polemiche non si placheranno, il rammarico resta. Ma Eluana è libera. Paluzza la saluterà per l'ultima volta. E i suoi genitori continueranno ad amarla, come, più di sempre.

«Che il signore l'accolga e perdoni chi l'ha portata a questo punto»: sono queste le prime parole con cui il Vaticano - per voce del 'ministro della salutè cardinal Javier Lozano Barragan - ha commentato, a caldo, la notizia della morte di Eulana Englaro, mentre padre Lombardi e la Cei, esprimendo il loro dolore, hanno auspicato che in futuro si possano trovare «vie migliori», e che «la passione per la vita» non venga meno. «È stato un omicidio» sottolinea, invece, il cardinale Josè Saraiva Martins, spiegando che «hanno ucciso una persona innocente e incapace di difendersi».


09 febbraio 2009

da l'Unità

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